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Redistribuire il reddito: così si argina la povertà; non con la tessera del pane

maggio 22nd, 2012 in Le nostre iniziative by Nicoletta Bardossi

Firenze  – Redistribuire la ricchezza. Ecco cosa serve al paese. E’ quanto dichiarato dal segretario generale Spi-Cgil Carla Cantone appresa la notizia, secondo la quale nella bozza del dl sviluppo sarebbe introdotto un Fondo per le derrate alimentari per i poveri.

“Il governo non può pensare di arginare la condizione di povertà di milioni di persone attraverso una “tessera del pane”. Ci vuole piuttosto una diversa redistribuzione della ricchezza, un piano per l’occupazione e investimenti forti sul welfare pubblico”.

Nel giorno in cui l’Istat ci consegna l’impietoso e drammatico scenario della condizione del nostro paese – ha continuato Cantone – il governo non può rimandare ancora la messa in atto di interventi strutturali che abbiano come fine quello di migliorare la condizione delle fasce più deboli ovvero dei pensionati, dei lavoratori dipendenti, delle donne e dei giovani”.

“Le uniche cose che servono – ha concluso il Segretario generale Spi-Cgil – sono un reddito da pensione e da lavoro dignitoso, occupazione per i giovani, una sanità e un sistema socio-assistenziale di qualità e in grado di rispondere alle esigenze delle persone più esposte”.

Dati Istat – Negli ultimi 13 anni le retribuzioni contrattuali in Italia in termini reali sono rimaste ferme; la spesa per consumi delle famiglie è cresciuta a ritmi più sostenuti del loro reddito disponibile, determinando una progressiva riduzione della capacità di risparmio.

Complessivamente dal 2008 il reddito disponibile delle famiglie è aumentato del 2,1% in valori correnti, ma il potere d’acquisto (cioè il reddito in termini reali) è sceso di circa il 5%.

Sono alcuni dei del Rapporto annuale Istat. Crescono le diseguaglianze: soltanto il 20,3% dei figli degli operai è arrivato all’università, contro il 61,9% dei figli delle classi agiate, nella generazione degli anni ’80. Il 30% della prole operaia abbandona le scuole superiori contro il 6,7% dei figli di dirigenti, imprenditori, liberi professionisti. In Italia le classi sociali esistono ancora. E la selezione comincia dai banchi di scuola.

 

 

 

 

Author: Nicoletta Bardossi

Giornalista multimediale. Co -fondatrice dello Studio Associato ObiettivoTre

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