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Legge di bilancio 2022: le considerazioni dello Spi Cgil Firenze

Gennaio 4th, 2022 in in-home by Nicoletta Bardossi

La Legge di Bilancio 2022 è stata approvata. Troviamo alcuni punti positivi, ma sono ancora molti gli aspetti che non ci soddisfano.

Giudichiamo positivamente l’innalzamento da 8.125 euro a 8.500 euro annui della no tax area (ovvero il limite di reddito entro cui non si pagano tasse) sulle pensioni.

Questo significa che si amplia la platea di persone che non pagheranno tasse sulla propria pensione. Resta però il problema di chi già non pagava le tasse perché percepiva una pensione molto bassa (ovvero sotto gli 8.125 euro annui). E’ molto importante che sia stata mantenuta la rivalutazione delle pensioni a partire dal 1° gennaio 2022 per proteggere il potere d’acquisto delle pensionate e dei pensionati.

L’abbassamento delle aliquote IRPEF (ed il passaggio da 5 a 4 aliquote) è un primo passo verso la riduzione delle tasse, ma lo riteniamo insufficiente, soprattutto perché dà maggiori benefici ai redditi medio-alti e molto poco ai redditi più bassi.

PENSIONI

Bene il mantenimento della rivalutazione delle pensioni a partire dal 1° gennaio 2022 per proteggere il potere d’acquisto delle pensionate e dei pensionati. Giudichiamo positivamente l’innalzamento da 8.125 euro a 8.500 euro annui della no tax area (ovvero il limite di reddito entro cui non si pagano tasse) sulle pensioni. Questo significa che si amplia la platea di persone che non pagheranno tasse sulla propria pensione. Resta però il problema di chi già non pagava le tasse perché percepiva una pensione molto bassa (ovvero sotto gli 8.125 euro annui).

Manca l’estensione della 14a mensilità e l’applicazione dello stesso trattamento delle detrazioni previsto per il lavoro dipendente.

INPS: la perequazione delle pensioni e gli aumenti per il 2022

(Fonte: https://www.dottrinalavoro.it)

La perequazione delle pensioni è la rivalutazione annuale degli importi dei trattamenti pensionistici per adeguarli al costo della vita. Ha l’obiettivo di proteggere il potere d’acquisto delle pensioni, mettendole al riparo, almeno in parte, dall’erosione dovuta all’inflazione. L’applicazione della perequazione avviene al primo gennaio di ogni anno, l’adeguamento avviene sulla base degli incrementi dell’indice annuo dei prezzi al consumo accertati dall’Istat.

La perequazione e gli aumenti per il 2022

Il decreto ministeriale del 17 novembre 2021 ha stabilito che la percentuale di variazione per il calcolo della perequazione delle pensioni per l’anno 2021 è pari a 1,7% dal 1° gennaio 2022.

I trattamenti pensionistici non saranno aumentati tutti allo stesso modo. La rivalutazione dipenderà dalle fasce di reddito:

100% dell’inflazione, ovvero in misura piena, per le pensioni fino a 4 volte il trattamento minimo; 90% dell’inflazione per le pensioni comprese tra 4 e 5 volte il trattamento minimo; 75% dell’inflazione per le pensioni oltre 5 volte il trattamento minimo.

Il trattamento minimo di riferimento è pari a quello del 2021 che è di 515,58 euro.

ATTENZIONE: Nel 2020 il Governo aveva inizialmente inserito nella Legge di Bilancio il blocco di rivalutazione delle pensioni. Grazie alla mobilitazioni del sindacato dei pensionati, la norma è stata cancellata. Nel 2021, l’indice di rivalutazione è stato pari allo 0,0%, anche e soprattutto per i contraccolpi economici causati dall’emergenza Covid19 e purtroppo non c’è stato aumento delle pensioni. A partire dal 1° gennaio 2022, invece, le pensionate ed i pensionati potranno finalmente vedere la rivalutazione della propria pensione. Una richiesta che lo SPI CGIL fa da molto tempo per sostenere il potere di acquisto delle persone anziane e delle loro famiglie.

IMPORTANTE : L’INPS, al fine di assicurare il rinnovo delle pensioni in tempo utile per l’anno 2022, ha utilizzato l’indice di perequazione disponibile al 15 ottobre 2021, come elaborato dal competente Coordinamento generale statistico attuariale, pari all’1,6%, applicando il meccanismo di tassazione in vigore nel 2021 (prima della riforma).

Conseguentemente a gennaio le pensioni saranno poste in pagamento rivalutate con l’aliquota dell’1,6%, con trattenute IRPEF calcolate sulla base della normativa in vigore nel 2021.

Successivamente (probabilmente con la mensilità di marzo 2022), l’Istituto provvederà a riliquidare le pensioni sulla base dell’aliquota provvisoria dell’1,7%, come stabilito dal DM del 17/11/2021, e con l’applicazione delle nuove modalità di calcolo dell’IRPEF e delle detrazioni per reddito, come stabilito dalla legge di bilancio per l’anno 2022.

NON AUTOSUFFICIENZA

Dopo decenni di mancata presa in carico riguardo il tema della non autosufficienza, è importante che il Governo abbia accolto le nostre rivendicazioni e si sia deciso di iniziare la discussione di una legge per il sostegno delle persone non autosufficienti e delle loro famiglie.

Come SPI CGIL riteniamo che sia necessario un intervento strutturale che preveda lo stanziamento di fondi importanti ed il radicamento dei servizi dedicati sul territorio al fine di garantire a tutti l’accesso e la possibilità di veder garantiti i diritti alle persone interessate.

FISCO

Si tratta di un provvedimento che porterà benefici soprattutto ai redditi più alti. I redditi più bassi, invece, vedranno aumenti poco significativi o nulli.

L’85% delle lavoratrici e dei lavoratori, delle pensionate e dei pensionati hanno un reddito che non supera i 35.000 euro.

Ad avvantaggiarsi della riduzione delle aliquote fiscali, invece, saranno soprattutto le fasce di reddito tra i 35mila e i 50mila euro annui.

Vengono ridotte, a partire dal 2022, da 5 a 4 le aliquote Irpef, come segue:

I maggiori benefici andranno soprattutto ai redditi più elevati. La conferma arriva anche dai calcoli dell’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb), secondo i quali i dirigenti avranno una riduzione media di imposta di circa 368 euro, più del doppio di quella prevista per gli operai che è di 162 euro. Per gli impiegati il risparmio sarà di 266 euro. “La riduzione di imposta in valore assoluto – si legge nello studio – è maggiore nelle classi di reddito medio-alte, con un beneficio medio di circa 765 euro per i contribuenti con reddito imponibile tra i 42.000 e i 54.000 euro (tra i 3.500 e i 4.500 euro mensili).

Ai contribuenti in questo intervallo di reddito, che rappresentano il 3,3% del totale della platea, affluisce il 14,1% delle risorse complessive (pari a circa 1 miliardo).

Questo provvedimento, oltre a “premiare” chi guadagna di più, non rispetta la progressività prevista dalla Costituzione (chi ha di più paghi di più) e non prevede alcuna azione di contrasto all’evasione ed all’elusione fiscale.

Inoltre, il taglio dell’IRAP (L’IRAP verrà cancellata per circa 840 milioni di lavoratori autonomi e ditte individuali, il 41,2% del totale dei soggetti passivi dell’imposta) avrà un forte impatto sulle risorse destinate al servizio sanitario nazionale (perché l’IRAP sostiene appunto le spese del SSN a livello regionale), aggravando una situazione già complicata anche in considerazione dell’attuale gestione della pandemia.

Qui potete scaricare i temi tradotti in schede per diffonderli sui social

Author: Nicoletta Bardossi

Giornalista; videoreporter, contenuti multimediali; streaming e reportage

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