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Quando sosteniamo che “serve una pensione di garanzia per i giovani cosa chiediamo?

Dicembre 13th, 2021 in in-home by Nicoletta Bardossi

 

pensione garanzia giovani

A cura  di Mauro Mannelli Segretario SPI CGIL Rufina e Silvia Mozzorecchi Segreteria SPI CGIL Firenze

CHE COSA E’ IL SISTEMA DI CALCOLO DELLA PENSIONE CON IL METODO CONTRIBUTIVO

Introdotto dalla Riforma Dini (legge 335/1995) dal 1° gennaio 1996, il metodo contributivo è un sistema di calcolo della pensione determinato esclusivamente in funzione dei contributi versati nell’arco della vita lavorativa. Il lavoratore accumula una percentuale della retribuzione annua pensionabile percepita (la percentuale è pari al 33% per i lavoratori dipendenti).

Bassi salari corrispondono a valori contributivi bassi: se un lavoratore percepisce 1000 euro lordi, vengono versati 330 euro. Questo per le nuove generazioni, in molti casi, vorrà dire un assegno basso e ad un’età molto avanzata. Già ora le pensioni ai superstiti o di invalidità sono irrisorie.

E’ importante ricordare che il sistema previdenziale italiano è a ripartizione: vuol dire che i lavoratori attuali con i loro contributi pagano le nostre pensioni. Questo significa che lavori precari, discontinui e con bassi salari di oggi rischiano di creare una situazione di insostenibilità nei conti INPS.

LA PENSIONE CON IL SISTEMA CONTRIBUTIVO DOPO LA RIFORMA FORNERO (Legge 214/2011)

Il giovane lavoratore che percepisce 1000 euro lordi accantonerà 330 in un conto teorico; in un anno saranno versati 4.290 euro, in 20 anni i contributi corrisponderanno a 85.800 euro.

A seguito della Riforma Fornero, la pensione anticipata per i giovani è possibile a 64 anni e 20 di contributi, ma la rendita maturata dovrà essere non inferiore a 2,8 volte l’importo dell’assegno sociale, ovvero circa 1.300 euro al mese, traguardo difficile con i bassi salari, le carriere discontinue e i buchi previdenziali di tanti giovani.

Infatti il lavoratore dell’esempio sopra riportato con un conto previdenziale di 85.800 euro prenderebbe intorno a 350 euro, quindi non può accedere alla pensione anticipata.

L’alternativa è allora aspettare i 67 anni della pensione di vecchiaia, potendo però contare su un assegno futuro di almeno una volta e mezzo quello sociale, 690 euro.

Purtroppo il nostro lavoratore anche con tre anni di contributi in più arriverebbe alla cifra di circa 450 euro, quindi non può andare in pensione. Ci andrà al raggiungimento della cifra di pensione prevista (690 euro) o a 70 anni o più se, per l’aspettativa di vita, l’età sarà elevata.
Da tenere presente che nel sistema contributivo non è prevista l’integrazione al trattamento minimo, neppure nei casi di pensione di invalidità o di reversibilità.

Insomma, la pensione come miraggio e per di più un miraggio amaro: secondo alcune stime per il 60% di chi è entrato nel mondo del lavoro a metà degli anni ‘90, l’importo sarà sotto la soglia di povertà.

ECCO PERCHÉ L’IMPORTANZA DI UNA PENSIONE MINIMA DI GARANZIA

Naturalmente bisogna aiutare i giovani cercando di superare precarietà e stipendi bassi, rilanciare l’occupazione giovanile rendere efficienti i Centri per l’impiego, bisogna prevedere la copertura di periodi di inoccupazione, rendere gratuiti i riscatti di laurea. E bisogna rilanciare la previdenza complementare. La Riforma Dini del 1995 prevedeva che l’importo più basso della pensione potesse essere compensato dalla previdenza integrativa, ovvero dalla possibilità di accantonare mensilmente una quota (versando il proprio TFR ed una % del proprio stipendio) ad un fondo pensionistico.

Il problema è che nel 1995 non era stata prevista la crisi che ha colpito il mondo del lavoro e la successiva introduzione di forme di lavoro precarie hanno ulteriormente indebolito sia le carriere lavorative dei giovani che la loro prospettiva di accesso alla pensione. In molti casi i giovani lavoratori non aderiscono alla previdenza complementare con
la motivazione che TANTO NOI LA PENSIONE NON LA PRENDEREMO MAI.

Si capisce come questo sia pericoloso in un sistema circolare delle risorse. Forse, se informati bene, saprebbero che il contributo che i giovani pagano per la previdenza complementare, in quasi tutti i contratti è raddoppiato dal datore di lavoro, e sono previste agevolazioni fiscali: pago 10 euro di contributo per la previdenza complementare e me ne ritrovo 30 euro.

LA PROPOSTA DELLO SPI CGIL

Per questi motivi, Lo SPI CGIL propone da tempo la creazione di una pensione di garanzia per i giovani che, entrando a lavoro sempre più tardi (con l’aumento della scolarizzazione) ed avendo carriere discontinue con periodi di non-lavoro importanti, se non supportati, rischiano di diventare la generazione di pensionati più poveri nel nostro Paese.

Chiediamo quindi la creazione di un fondo di garanzia per sostenere i giovani quando questi raggiungeranno l’età della pensione, da finanziare attraverso la fiscalità generale, per coprire i periodi di “incolpevole” non lavoro.

Cultura e conoscenza sono sempre fondamentali, e per noi c’è molto da fare.

11 dicembre 2021

Author: Nicoletta Bardossi

Giornalista; videoreporter, contenuti multimediali; streaming e reportage

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