Sintesi interventi del dibattito su donne, lavoro e pensioni
Firenze – Giovedì scorso a Firenze si è svolto un interessante dibattito sulle donne, il lavoro e la riforma previdenziale: “Fra il miraggio della pensione e il lavoro che non c’è: il difficile percorso a ostacoli delle donne”.
Elisabetta Wolfler, membro della segreteria della Lega del Quartiere 4 di Firenze, nel Coordinamento donne dello Spi di Firenze ha sintetizzato in modo eccellente gli interventi dei partecipanti al dibattito. Per chi se lo fosse perso, lo inviato alla lettura.
Sintesi dei concetti principali emersi negli interventi:
Elena Cherubini: La riforma previdenziale modifica concretamente le condizioni di vita; impatto più forte tra i giovani e le donne. I tagli ai servizi (asili nido, non autosufficienza, etc.) colpisce le donne ulteriormente. Le donne hanno più difficoltà nel trovare lavoro, sono meno pagate, più precarie e usufruiscono di più del part-time, che diventa però una gabbia. Il rimedio non è solo nelle leggi e nelle norme, c’è una cultura che continua a considerare il lavoro femminile secondario. Ci vuole un profondo cambiamento culturale (per es. il PIL aumenterebbe se aumentasse l’occupazione femminile). Lo scenario è preoccupante; siamo consapevoli però della nostra capacità di incidere sulla realtà.
Valeria Faggion (Univ. FI. Scienza della Politica e Sociologia): si occupa del sistema di protezione sociale. Riassumendo una serie di statistiche, noi abbiamo un sistema squilibrato della spesa sociale e una ricerca storica dell’Università sulla distribuzione della spesa sociale ha rilevato che questa distorsione risale agli anni ’50 (anni in cui la spesa previdenziale era uguale a quella sociale) per avere una biforcazione importante negli anni ’80: oggi ci troviamo con settori sottosviluppati (servizi, spese di sostegno alle famiglie, copertura dei servizi all’infanzia, non autosuff. ecc)
Morena Piccinini (Pres.Naz. Inca): una spesa sociale complessiva nell’ambito della media europea ma squilibrata all’interno (sostegno al reddito, alla famiglia, ecc). Dal 2011 il sistema pensionistico sta diventando quello con la più alta età pensionabile, più rigido, meno solidale, senza aver superato le difficoltà a monteUna parola d’ordine: flessibilità nel sistema, ma quale? La flessibilità è in uscita ma riguarda le donne dai 67 ai 70 anni, in realtà un innalzamento enorme. Un sistema rigido: si dovrebbe avere dei sistemi di copertura per chi perde il lavoro; rigido anche dal punto di vista assicurativo: avrai ciò che hai pagato, quindi sistema senza solidarietà all’interno. La riforma del ’92: maturati 15 anni maturato il diritto, oggi ce ne vogliono 20, però non posso esercitarlo se non ci sono le risorse. Un diritto che non si sa se si potrà usufruire? Dovrebbe essere esigibile, sennò non ci potremo fidare del pubblico ma del privato. Dov’è la certezza del diritto e la solidarietà all’interno?Questo dovrebbe essere il pubblico (es. se muore un genitore giovane, ai figli spetta una pensione di reversibilità di 70 euro al mese?) Il conflitto tra generazioni: per i giovani non c’è più niente e chi ha avuto la pensione, ha avuto troppo! Quindi non rivalutazione! L’idea più sana sarebbe: abbiamo risparmiato sull’età pensionabile e allora aumentiamo gli altri capitoli di intervento sociale… Le persone sono davvero esposte e abbandonate a se stesse. Nodo di fondo: la spesa sociale non produce ricchezza, sviluppo, è una spesa e basta; le operazioni fatte sono finalizzate a rassicurare i mercati, ma non per lo sviluppo. Non puoi comprimere un capitolo e non mettere risorse negli altri!Ritornare ad una flessibilità che permetta uno spazio per tutti non solo in uscita ma anche in entrata.
Mauro Fuso (Segr. Gen. Cgil): noi stiamo discutendo del modello sociale considerato una cosa vecchia; le persone in pensione hanno rubato il futuro ai giovani!I giovani di oggi un po’ accusano le precedenti generazioni che hanno avuto tutto e loro nulla! Quel che viene presentato come un costo improduttivo è il contrario di ciò che abbiamo costruito dal dopo guerraBisogna recuperare, avere la forza come org.ne sind.le, le reti, le persone singole, anche, per creare una discussione. Quando si parla di modello sociale, si parla di futuro. Riflettere su come si è arrivati quiIn questo Paese sono successe tante cose e per es. la coscienza civile è degradata. C’è una scala di valori in evidente difficoltà, che ricade sulla donna, sulla madre, sulla coppia e infine sulla comunità. Il punto politico che ci compete: priorità nella scala dei valori e impegnare la ns org.neNel 2011: il movimento Se non ora quando ha dato il la c’è stata indignazione, ma ora la rivendicazione è più difficile e deve essere organizzata. Sulle pensioni ci sono temi aperti. Nella discussione col governo: siamo ad un punto dove c’è una flessibilità buona (precari), mentre per ammortizzatori sociali un passaggio delicato da uno strumento che passa a 17 mesi… e l’Art. 18C’è un contraente forte e uno debole e il diritto del lavoro è intervenuto nel ‘900 per un equilibrio e una deterrenza (= la reintegra è scomparsa ma va reintegrata). Ci saranno iniziative e mobilitazioni.




