Pensioni: nodo cruciale per il futuro del paese

Firenze – “Il tema delle pensioni è al centro del futuro del paese. Ma, nonostante l’importanza cruciale di questo nodo, non si capisce bene cosa il governo voglia davvero fare”.
Così Vera Lamonica, segretaria confederale della Cgil, nel corso del suo intervento di ieri su RadioArticolo1 nel corso della trasmissione “Italia Parla” nella quale, tra le altre cose, boccia anche la proposta Boeri per “supportare” gli ultracinquantenni che perdono il lavoro.
Ma il tema delle pensioni è anche collegato a quello dei giovani: “Siamo sicuri che il fatto che l’Italia abbia il primato europeo della disoccupazione giovanile e, contemporaneamente, la legge sulla previdenza più rigida d’Europa non siano questioni collegate tra di loro? È evidente che se si vuole dare una spinta all’occupazione giovanile anche la questione previdenziale, anche se certamente non da sola, va affrontata”.
Il secondo tema importante riguarda i lavoratori di età avanzata: “Se è vero “che le politiche dell’invecchiamento attivo presuppongono che si possa in alcuni settori lavorare fino a 70 anni, rimane però il fatto che molte delle attività delle persone non sono compatibili con questo orizzonte di età”. Il riferimento non è solo ai lavori usuranti ma a “tanti altri mestieri e professioni gravose”.
Poi c’è, come detto, la questione sollevata anche dal presidente dell’Inps sulla quota sempre più importante di disoccupazione che riguarda gli ultracinquantacinquenni. “E qui Boeri – ha commentato la sindacalista –, indica una questione vera, anche se non condividiamo la soluzione proposta. Tutti questi temi, in giorni caso, il governo li avrebbe dovuti affrontare nella legge di stabilità, ma non ha inteso farlo”.
La segretaria confederale della Cgil boccia anche gli emendamenti alla legge di stabilità di cui si parla in questi giorni e che riguarderebbero il “prestito pensionistico” e la staffetta generazionale.
“Di prestito pensionistico si discute da anni – ha detto –: tutto ci può stare in un ragionamento di insieme, ma le cose fatte così, a pezzettini e senza una visione globale rischiano di creare più problemi di quanti non ne risolvano. Sono misure dettate dalla disperazione. È chiaro che di fronte a lavoratori costretti a lasciare il lavoro, tutto può sembrare una risposta. Ma introdurre il prestito significherebbe condannare le persone a vivere per anni, prima della pensione, con un reddito da sussidio, e poi, in prospettiva, a vedere decurtata la propria pensione”.
(fonte Rassegna.it)




